Migranti espulsi dagli Stati Uniti verso il Centrafrica denunciano trasferimenti improvvisi

Secondo le testimonianze raccolte da Il Fatto Quotidiano, migranti provenienti da Cuba e Honduras affermano di essere stati inviati a Bangui senza preavviso. Denunciano minacce, assenza di documenti, restrizioni nei movimenti e difficoltà nell'accesso ai servizi essenziali.

Migranti espulsi dagli Stati Uniti verso il Centrafrica denunciano trasferimenti improvvisi

I migranti raccontano di essere stati trasferiti dai centri di detenzione negli Stati Uniti alla Repubblica Centrafricana senza alcun preavviso. Ora, a Bangui, lamentano condizioni di vita difficili, mancanza di documenti e preoccupazioni per la loro sicurezza. Queste testimonianze sono state raccolte da Estefano Tamburrini per Il Fatto Quotidiano.

Tra i migranti c'è Yasmany Noel Moreno de Armas, un cubano di 32 anni che era arrivato in Florida dieci anni fa, poco prima che la politica "Wet feet, dry feet" venisse abolita. Negli Stati Uniti aveva avviato una piccola impresa di trasporti, ma secondo le autorità non aveva uno status migratorio regolare.

Nel maggio 2025, Moreno è stato fermato dall'ICE a West Palm Beach e portato in un centro di detenzione. Sostiene che gli agenti avessero dubbi sulla sua identità, nonostante avesse fornito prove per chiarire la sua posizione. È rimasto detenuto per un anno.

Il 1º agosto è arrivato a Bangui, dopo uno scalo a Dakar. "Non ci hanno informato del trasferimento", dice, aggiungendo che non hanno ricevuto documenti o permessi di lavoro. Ha impugnato la sua espulsione presso la Corte d'appello federale, sperando di beneficiare del Cuban Adjustment Act. Tornare a Cuba non è un'opzione per lui.

Moreno è preoccupato anche per l'isolamento e la sicurezza: non conosce la lingua, non ha una rete di supporto e riceve minacce, anche sui social. Secondo il giornale, oltre sessanta migranti da vari Paesi, tra cui Cuba, Ecuador e Honduras, sono stati trasferiti nel Centrafrica come parte di un accordo tra Washington e Bangui. Il Paese è descritto come segnato dalla guerra civile, con l'80% del territorio controllato da ribelli. Il Dipartimento di Stato americano sconsiglia ai cittadini di recarsi lì.

Un'altra testimonianza è quella di Daniel Lázaro Fuentes, una donna transgender cubana di 31 anni, che teme di uscire di casa. "Ho dovuto tagliare i capelli e indossare abiti larghi", spiega. Per paura di essere riconosciuta, modifica anche il tono della voce. L'articolo cita rapporti ONU e di Outright International che parlano di discriminazioni e violenze contro le persone LGBTQ+ nel Centrafrica.

Fuentes afferma di non aver ricevuto informazioni prima del volo: "Ce l'hanno detto in volo". Dice che avrebbe preferito essere rimandata a Cuba. La sua testimonianza si aggiunge alle critiche sulle modalità dei trasferimenti.

Sullo stesso volo c'era Brayan Omar Sánchez Severllón, un honduregno di 31 anni. A Miami lavorava come camionista, dopo essere fuggito da Tegucigalpa per minacce di gang. L'ICE lo ha fermato il 12 maggio. Sánchez contesta la legittimità del trasferimento a Bangui, sostenendo che sia avvenuto senza consenso e senza autorizzazione giudiziaria. Inizialmente gli era stata prospettata l'espulsione in Messico, contro cui aveva fatto ricorso.

Ora denuncia la mancanza di servizi essenziali e assistenza sanitaria. Dice che manca acqua pulita e che alcuni migranti mostrano sintomi allergici. Alle loro proteste, le autorità locali avrebbero risposto: "Abituatevi, questa è l'Africa".

Aristide Fernández, un cubano di 37 anni, racconta di essere stato detenuto dall'ICE nonostante avesse un permesso di lavoro valido fino al 2030. Descrive Bangui come un luogo di confinamento: "Siamo in un edificio sorvegliato, senza documenti né libertà di movimento".

Alle difficoltà quotidiane si aggiungono frequenti interruzioni di elettricità che durano dalle tre alle otto ore al giorno. I blackout compromettono le comunicazioni e fermano i sistemi di pompaggio dell'acqua. Le persone intervistate continuano a documentare le loro condizioni e a contestare le modalità delle espulsioni.

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