Quando il lavoro restituisce speranza, open day per le aziende nel carcere di Milano-Opera

“Per me lavorare in carcere significa soprattutto avere una possibilità, una prospettiva di futuro. Significa veramente tanto”. Chi parla è Anwar, nato e cresciuto a Milano: è una delle 14 persone detenute assunte nel laboratorio carcerario Sky all’interno della Casa di Reclusione di Milano-Opera. A raccontarci in che cosa consiste il lavoro ci pensa Alberto, che coordina la squadra: “Lavoriamo sulla rigenerazione e sul recupero dei prodotti che poi arrivano nelle case dei clienti Sky: dai cavi al disco del decoder, passando per il controllo qualità dei telecomandi”. 

 

In Italia le persone detenute che svolgono un lavoro sono appena il 32%, eppure i dati confermano che un impiego professionale, così come lo studio, è tra i principali strumenti che consentono di abbattere la recidiva. Alberto lo sa bene: “Il fatto di interagire con un’azienda importante che ti responsabilizza è un modo per ritrovare un po’ quei punti fermi che avevi prima di entrare in carcere”. 

 

Oggi il progetto, nato nel 2022 dalla collaborazione di Sky Italia con la cooperativa sociale Officina dell’Abitare, si è ampliato con la creazione dell’Hub “Trasformazione in Opera” per promuovere percorsi di riabilitazione e per facilitare altre aziende nell’avvio di nuovi progetti sociali. Aziende che sono entrate in carcere e hanno potuto vedere con i propri occhi la qualità del lavoro che viene svolto qui dentro. Un’occasione per conoscere da vicino il progetto e la rete dei soggetti coinvolti, dall’istituto penitenziario alle cooperative sociali. “Mi auguro che questo istituto si apra sempre più al territorio – ha detto la Direttrice del carcere, Rosalia Marino – perché il lavoro è l’unico elemento che può veramente dare una marcia in più”. Grazie all’Hub, le aziende che vorranno sviluppare progetti sociali integrati al proprio business potranno contare sul know-how, le risorse e gli spazi gestiti dal team di Sky e di Officina dell’Abitare che, in collaborazione con Opera in Fiore, lavorano insieme da anni creando nuove competenze e percorsi virtuosi per persone detenute. Perché il lavoro, per chi affronta la reclusione, non è solo un modo per guadagnare e aiutare le proprie famiglie a casa: “È un modo per recuperare e ritrovare una stima interiore e personale”, ci dice Marco. “Per me il lavoro è importante perché è ciò che qui in carcere mi permette di sentirmi parte di un gruppo”, aggiunge Davide. “Fare squadra è la cosa più bella – conferma Lika – Andiamo molto d’accordo e questo è importante”. “Il lavoro – conclude la Direttrice Marino – dà la speranza per costruire un futuro e far sì che la pena possa essere una pena utile”. 

 

Qui a Opera le opportunità per mettersi in gioco sono tante: “C’è la sezione per la digitalizzazione delle cartelle cliniche – racconta ancora la Direttrice Marino – e c’è anche una falegnameria che produce strumenti musicali con il legno recuperato dei barconi dei migranti. Insomma, ci sono tantissime attività”. Un’altra di queste attività è il laboratorio di sartoria: “Realizziamo piccoli prodotti sartoriali, dal grembiule, ai guanti”, racconta Davide. Opportunità che si aprono anche alle categorie più fragili: perché se vivere con una disabilità è sempre complesso, lo è ancor più quando ci si trova detenuti in carcere.  Carlo e Saad sono invalidi civili permanenti: da un mese, sono impiegati nel laboratorio Sky. Dietro ai decoder e ai telecomandi che usiamo tutti i giorni a casa, c’è anche il loro lavoro. “Non me l’aspettavo, con la mia età e la mia invalidità non avrei mai pensato che potessero assumermi”, ci dice Carlo. “Questo lavoro – conclude Saad - mi ha dato una chance per riprendere in mano la mia vita”.

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