Oltre 93 milioni di euro per rafforzare nel 2026 la rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio. È quanto prevede l'intesa raggiunta il 10 settembre in Conferenza Stato-Regioni, con risorse destinate a sostenere i servizi e i percorsi di autonomia delle donne vittime di violenza.
Ma cosa succede concretamente quando una donna decide di chiedere aiuto? A chi può rivolgersi? Serve aver già denunciato? E cosa accade al primo contatto con un centro antiviolenza?
"I centri anti-violenza sono spazi di libertà costruiti dalle donne per le donne, a cui qualsiasi donna può accedere in totale anonimato e riservatezza. Si può scegliere di fornire anche un nome di fantasia", spiega a Sky TG24 Luisanna Porcu, consigliera nazionale D.i.RE, che riunisce in un unico progetto più di 89 organizzazioni di donne. "Possono rivolgersi a un CAV tutte le donne, italiane, straniere, con o senza permesso di soggiorno, con o senza figli, a prescindere dal fatto che abbiano sporto o meno denuncia", spiega.
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